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Gli organi di Confcooperative Friuli Venezia Giulia vengono eletti ogni quattro anni dai delegati eletti dalle cooperative nelle assemblee territoriali. Gli organi attualmente in carica sono stati eletti nel corso dell’Assemblea regionale svoltasi il 16 marzo 2024 a Gorizia, per il mandato 2024-2028.

FedAgriPesca Fvg: crisi climatica e mucillagini mettono in ginocchio la molluschicoltura

«I pescatori del Friuli Venezia giulia sono solidali con le preoccupazioni dei colleghi veneti che, oggi, hanno avviato una manifestazione di protesta a oltranza - dicono Achille Ghenda, responsabile del settore pesca di FedAgriPesca Fvg e Marino Regeni, presidente del Consorzio Gestione Molluschi di Monfalcone (Cogemo) -. Si è creata una situazione che sta mettendo in ginocchio un intero settore economico».

«Già da dieci anni, nel litorale friulano – spiega Ghenda – le vongole della specie Chamelea gallina non si pescano più causa della loro mancanza. Dal 2013 sono stati avviati alcuni tentativi di introduzione e moltiplicazione che, però, non hanno dato i frutti sperati. A ciò si aggiunge il fatto che, come ben sanno i consumatori, anche la vongola verace (Ruditapes philippinarum) è praticamente sparita dal nostro mare. In più, durante la primavera-estate del 2024 sono venuti a mancare anche l’80-90% dei fasolari (Callista chione) e il 70-80% delle cozze (Mytilus galloprovincialis). In questa situazione, tutta l’attività della pesca ai molluschi sta vivendo un momento drammatico e di grande difficoltà economica e occupazionale».

Le cause di questi fenomeni sono ancora al vaglio degli enti di ricerca incaricati, ma le alte temperature estive, l’abbondante portata di acqua dolce, l’aumento delle mucillagini e la presenza invasiva del granchio blu, sicuramente hanno dato il loro contribuito. L’anomalo evento alluvionale che ha caratterizzato il mese di maggio 2024, ha innescato una serie di eventi che, agevolati dall’innalzamento delle temperature medie delle acque marine a causa della crisi climatica (+1,5 °C di media negli ultimi 40 anni), hanno portato allo sviluppo del fenomeno della mucillagine, generatosi nelle acque dell’Alto Adriatico dopo un lungo periodo di assenza, che ha creato problematiche diffuse ai diversi settori economici delle attività in mare. La fase successiva è la deposizione sugli strati inferiori della colonna d’acqua, con conseguente scarso ricambio di ossigeno per mancato rimescolamento delle acque a causa di sbalzi di temperatura, che si ripercuote sui banchi naturali di molluschi. Strati mucillaginosi molto compatti ed estesi verticalmente compromettono il ricambio gassoso e impediscono la sedimentazione del plancton e delle particelle che possono avere valore alimentare; una copertura omogenea rende inefficaci i tentativi di allontanamento anche per le specie dotate di ampia motilità; la persistenza del fenomeno comporta l’esaurimento delle riserve degli individui e il consumo dell’ossigeno disciolto al di sotto degli strati di mucillagine. Questo fenomeno si propone a seguito della presentazione contemporanea di determinati elementi e, nel 2024, il fenomeno si è verificato accentuato, come non accadeva da diversi anni.

Con il proseguire dell’estate si sono riscontrati vari fenomeni di moria la cui causa è ascrivibile all’elevata temperatura misurata nella colonna d’acqua sul fondo (anche maggiore di 28 °C) che compromette la sopravvivenza dei molluschi bivalvi dei fondali marini. A causa del combinato disposto di questi fenomeni un’intera economia e tutto l’indotto sono al collasso.

«Con tuttala nostra preoccupazione, dunque – dicono Ghenda e Regeni – facciamo appello agli Amministratori pubblici e agli Enti competenti perché attivino misure urgenti per uscire da questa situazione, con maggiore ricerca e un puntuale monitoraggio della situazione ecologica lagunare».

Pesca: sempre più critica la situazione del comparto in FVG

L’allarme per il granchio blu peggiora anche in Friuli Venezia Giulia, al punto che l’intero settore ittico potrebbe collassare. Un problema che si aggiunge agli effetti dei cambiamenti climatici e delle ondate di caldo che stanno mettendo a rischio la produzione ittica, alterando l’ecosistema.
È un vero grido di allarme quello che giunge dai pescatori della nostra regione. Nei soli primi quattro mesi del 2026 – fa sapere Confcooperative Friuli Venezia Giulia -, è stato pescato un quantitativo di granchio blu pari a tutto il 2025. «Ormai il granchio blu finisce nelle reti anche a 3-4 miglia dalla costa, dove in un un’unica uscita possono finire nelle reti anche 150 kg di granchio blu», spiega preoccupato Achille Ghenda, coordinatore del settore pesca di Confcooperative Fvg. «Se fino a ieri era un problema soprattutto in laguna, ormai ha conquistato il largo e minaccia tutto l’ecosistema marino».
In parte, il granchio blu è stato possibile valorizzarlo anche come risorsa per la ristorazione, e oggi è possibile piazzarlo a prezzi che possono andare da 1,9 a 2,2 euro al chilogrammo. Si tratta, però, di un palliativo parziale che compensa solo parzialmente i gravi danni a tutte le altre specie abitualmente pescate nei nostri mari.
La stagione 2026 è ulteriormente aggravata da fattori stagionali, aggiunge Ghenda, e dalla diffusione nel Golfo di Trieste della vaccarella, una specie protetta che tuttavia nel nostro golfo è diventata invasiva e sta provocando danni molto gravi alla mitilicoltura.
Una situazione che ormai non è più solo episodica ma di crisi strutturale, che impatta su cooperative, organizzazioni di produttori, consorzi e singoli pescatori lungo tutta la costa dell’Alto Adriatico.
«In questa situazione, il rischio maggiore è che allo sbarco di operai segua il disarmo delle barche e la progressiva scomparsa della professione: se non c’è sicurezza di continuità della professione, è difficile trovare personale e convincere i più giovani a investire in questo lavoro», spiega Ghenda. La gestione sostenibile delle risorse marine – tra fermo pesca periodici, limite di 4 uscite settimanali e 120 giornate di pesca all’anno, per fare degli esempi – che già limita fortemente l’attività della pesca per evitare la sovrapesca, è ora sottoposta a fattori esterni – granchio blu, vaccarella, cambiamenti climatici e di temperatura – non controllabili. «Occorrono interventi strutturali per salvaguardare la filiera regionale della pesca e la continuità delle imprese. La collaborazione e il sostegno delle istituzioni regionali è ottimo, ma la preoccupazione del settore è davvero alta», conclude Ghenda.

 

Fasolari sempre più rari: diminuisce dell’80% il pescato

I fasolari scarseggiano: i pregiati molluschi sono quasi scomparsi dai nostri mari. È un grido allarmato quello di Marino Regeni, presidente del Cogemo, il consorzio che gestisce la pesca dei molluschi bivalvi nei mari della nostra Regione. Complici le temperature dell’acqua anche dieci gradi sopra quelle abituali, la popolazione di fasolari non si è ancora ripresa dopo la moria del 2024. «In seguito alla moria del 2014, l’estate successiva la popolazione di fasolari si era già totalmente ripresa. Dopo la moria del 2024 non abbiamo assistito ad alcuna ripresa e oggi, a distanza di due anni, parliamo di un crollo nel pescato di fasolari dell’ordine dell’80 per cento».

«Su 32 barche che impiegano una sessantina di addetti, 7 o 8 sono ormai ferme: quelle che escono in mare lo fanno peraltro in perdita perché un’uscita anche di dieci ore (rispetto alle tre ore sufficienti a raggiungere il carico prima del 2024) non permette comunque di coprire i costi dell’uscita, anche a causa del raddoppio dei prezzi del carburante».

«A impedire la ripresa della popolazione di fasolari – osserva Regeni – potrebbero essere anche le temperature dell’acqua, eccessivamente calde: il cambiamento climatico sta impattando in maniera notevole sull’ecosistema dell’Alto Adriatico. A dieci metri di profondità la temperatura dell’acqua è spesso attorno ai 20 e addirittura 25 gradi, quando quella ideale per i fasolari è di 15 gradi, dieci in meno».

Il crollo della presenza dei fasolari è particolarmente preoccupante: si tratta infatti di uno dei prodotti più pregiati dell’Alto Adriatico – apprezzato in particolare nella ristorazione - e occupa una posizione particolare nel panorama dei frutti di mare italiani: sebbene non sia diffuso come le classiche vongole veraci o le cozze, è considerato un mollusco di notevole pregio gastronomico. A differenza delle vongole, inoltre, il fasolaro non si presta all'allevamento su scala industriale e la disponibilità sul mercato dipende quindi interamente dalla pesca naturale, gestita dai consorzi di gestione proprio per evitare la sovrapesca.