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15/07/2010 Confcooperative
Assemblea annuale Confcooperative a Roma

Un’assemblea annuale straordinariamente partecipata, nel pieno rispetto dello spirito di Confcooperative. Si è conclusa così l’assise nazionale della Confederazione che ha portato a Roma oltre 2.500 delegati, in rappresentanza delle cooperative aderenti, che hanno invaso le strade intorno alla Basilica di San Pietro e sono giunti all’Auditorium Conciliazione di Roma per partecipare all’evento confederale più importante dell’anno.

A fare gli onori di casa, come sempre, il presidente nazionale Luigi Marino, che ha accolto i numerosi ospiti istituzionali intervenuti. Tra questi, i ministri Tremonti, Sacconi, Ronchi, Galan, il presidente della Regione Lazio Renata Polverini, i sottosegretari alla presidenza del Consiglio Santanchè e Giovanardi, i sottosegretari Mantovani, Craxi e Giachino, gli onorevoli Casini, Vietti, Gasparri, Quagliariello, Franceschini, Fioroni, Pezzotta, Ciccioli, Versace, il senatore Bosone, il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, e monsignor Crociata, segretario generale della Cei.

Sono solo alcune delle personalità politiche presenti all'assemblea di Confcooperative.

Marino, con la sua relazione (clicca qui per scaricarla e leggerla), ha dato inizio ai lavori assembleari, ricordando in apertura un dato positivo che ha contraddistinto l’azione della Confederazione nel 2009.

«Lo scorso anno – ha evidenziato - le cooperative hanno fatto meglio delle tradizionali società di capitali. La crisi morde ma le cooperative non mollano sull'occupazione: nel 2009 gli occupati sono cresciuti del 2% salendo da 506mila a 517mila occupati. In netta controtendenza rispetto ad altri comparti economici».

«Dall'inizio della crisi la cassa integrazione ha interessato l'1,3% degli occupati», ha detto Marino che ha anche evidenziato come in Italia sia diminuito il numero delle ditte individuali a fronte di una crescita del numero delle cooperative.

«Ogni anno - ha ricordato - si costituiscono circa 8mila cooperative. Infine il presidente ha evidenziato come anche il mondo delle cooperative pur con la contrazione degli ordini "non ha mollato sull'occupazione; hanno sacrificato gli utili ma hanno salvaguardato i posti di lavoro e in alcuni casi - ha concluso - sono riuscite anche ad assumere».

«Da parte delle cooperative l’impegno a sostegno dell’economia nazionale è massimo – ha affermato – la nostra azione ci ha portato in 10 anni a veder diminuito dal 77% al 57% il numero delle microimprese di Confcooperative, e ad accrescere la presenza di nostre imprese all’estero, passate da poche decine a diverse centinaia. La composizione per genere (maggioranza di occupazione femminile), per età, per origine, sia dei soci, sia dei lavoratori, sia degli amministratori (più giovani di quelli delle società di capitali), è all’avanguardia nella modernizzazione della nostra società».

«Le cooperative – ha rimarcato - riconducono il globale al locale, non delocalizzano, ma aprono al mondo il loro territorio. Legano il lavoro e l’impresa alla comunità locale e alla famiglia. Questa vocazione di sviluppo la mettiamo a disposizione di chiunque voglia fare impresa mutualistica».

«Noi - ha ribadito - non siamo una parte molto grande, né più forte, né più potente, né più ricca dell’economia italiana. Anzi. Ma siamo una parte coraggiosa e vitale che è sopravvissuta a dittature, a ubriacature capitalistiche, a strumentalizzazioni partitiche, a ripetute e gravi crisi economiche, sempre crescendo e mai arretrando. Questo è il nostro lievito per contribuire ad un futuro di sviluppo».

«L’esempio delle cooperative – ha continuato Marino – deve essere seguito anche se non soprattutto per uscire dalla crisi economica. Una crisi che deve essere occasione per attuare riforme strutturali: «occorrono riforme strutturali per la modernizzazione dell’Italia - ha rimarcato, chiamando in causa le istituzioni a discutere di politiche industriali, di liberalizzazioni e di privatizzazioni (evitando che monopoli privati sostituiscano monopoli pubblici)».

«Affrontiamo – ha continuato - il fenomeno della sottocapitalizzazione e del sottodimensionamento delle imprese italiane.

Incoraggiamo il Ministro Sacconi a trasformare in interventi legislativi le proposte del Libro Bianco sul futuro del Welfare, rispetto al quale confermiamo sintonie e aspettative dichiarate un anno fa. Altro problema che le istituzioni sono chiamate ad arginare è l’annoso fenomeno dei ritardati pagamenti PA che secondo il presidente sono «un malcostume quasi criminale, che si va estendendo a territori finora immuni e, come una pandemia, si è diffuso anche nei rapporti tra privati. Così come occorre che la politica non dimentichi di sostenere le imprese, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni, ancora troppo penalizzate dal difficile rapporto con il credito che le vede soffrire per ottenere finanziamenti».

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