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12/04/2010 Confcooperative
Federsolidarietà Fvg preoccupata per le norme in approvazione

Con la nuova legge sull’infanzia, bambini meno tutelati: secondo i responsabili di Federsolidarietà Fvg, il servizio educativo familiare si incammina pericolosamente su una strada di deregulation che demolisce il welfare fin qui acquisito

«L’assessore Roberto Molinaro presenta le cifre di sostegno alle strutture del privato sociale. In verità, i contributi previsti per il 2008 non sono stati ancora erogati – precisa Confcooperative-Federsolidarietà Fvg - Relativamente al 2009 non ci è ancora stato possibile presentare le domande. E siamo ad aprile 2010. Se i rubinetti non si aprono entro poche settimane, già quest’anno ci saranno delle strutture che non potranno proseguire più la loro attività. Servono tempi di erogazione coerenti con le necessità gestionali».
Secondo i responsabili di Federsolidarietà Fvg, uno dei servizi integrativi previsti dalla nuova normativa, il servizio educativo familiare, si incammina pericolosamente su una strada di deregulation che demolisce il welfare fin qui acquisto. L’apertura di queste nuove opportunità per le famiglie è una questione condivisa, specifica Federsolidarietà Fvg: si contestano le regole che vengono proposte. I dubbi, forti, si concentrano infatti sulle modalità di gestione. Questi servizi non possono essere scollegati da strutture organizzate aventi una dimostrata esperienza nel campo educativo. Ciò è necessario per garantire un coordinamento pedagogico e un costante controllo a tutela dei bambini a essi affidati.
«Inoltre, in questi anni la Regione – sottolinea ancora Federsolidarietà Fvg – ha investito tempo e denaro per professionalizzare tutti gli operatori impegnati a vario titolo nei nidi d’infanzia con corsi di formazione continua. La nuova proposta di servizi educativi, prevede che i genitori possano affidare i loro figli a persone (non educatori) che acquisiscono l’idoneità a operare attraverso corsi di poche decine di ore». Se si vuole creare nuove opportunità occupazionali, dice Federsolidarietà Fvg, la Regione non dovrebbe dimenticare che, già ora, ci sono operatori formati in cerca di occupazione e che, la nuova normativa creerà una concorrenza sleale con gli stessi e con le strutture che hanno investito molto per mettersi in regola e che si potrebbero trovare nelle condizioni di ridurre il proprio personale per carenza di iscritti.
Riguardo alle baby sitter locali, insiste ancora Federsolidarietà Fvg, non si comprende per quale motivo la gestione del servizio debba essere a esclusivo appannaggio dei comuni. Le cooperative del privato sociale, a esempio, sono sufficientemente professionalizzare per candidarsi a erogare anche detti servizi, qualora la legge lo consentisse.
«In conclusione – evidenzia Federsolidarietà Fvg – se si ritiene che gli attuali costi siano troppo elevati, si rivedano le regole che li determinano; si aumenti pure la quantità dell’offerta di servizio alle famiglie, senza derogare dall’obbligo delle necessarie tutele e garanzie».

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