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04/03/2010 Confcooperative
La cooperazione agricola dice no alla tassa sui controlli sanitari

Serve un pronunciamento urgente e definitivo della Regione, dice Nicola Galluà, segretario generale di Confcooperative Fvg. Un mancato intervento non agevolerebbe il percorso di rinnovamento intrapreso da molte imprese.

«I necessari controlli sanitari dell’agroalimentare, non possono essere a carico delle cooperative», dice Nicola Galluà, segretario generale di Confcooperative Fvg. «Siamo subissati dalle telefonate dei nostri associati che sono arrabbiati per la richiesta di pagamento di questo ulteriore balzello da parte delle aziende sanitarie che parte da un minimo di 500 euro e può superare la soglia dei 10 mila euro. La nostra Regione pur avendo assunto un orientamento in materia – prosegue -, non ha ancora dato certezze al mondo agricolo. La Giunta, a dicembre, ha preso posizione contro l’errata applicazione del decreto legge 194/2008, rimandando il tutto a un pronunciamento dell’Avvocatura che è stato stilato, ma è ancora chiuso in un cassetto. Resta il fatto che le cooperative non vogliono pagare la tassa e non sanno che fare».

Il quadro di incertezza è completo se si considera che il Ministero della Salute ha emanato una circolare interpretativa già il 17 aprile del 2009 che esclude dal campo di applicazione del decreto (e dunque dal pagamento) la produzione agricola primaria, a cui sono equiparate le cooperative agricole, come pure la produzione e la commercializzazione al dettaglio, i sottoprodotti di origine animale e il settore mangimistico. Inoltre, alcune Regioni, come la Lombardia, l’Emilia Romagna e la Toscana, hanno recepito integralmente le indicazioni ministeriali mettendo in campo una propria normativa di esenzione per i produttori diretti e i trasformatori di prodotti agricoli “connessi” (cooperative comprese). Altre Regioni hanno deliberato la sospensione dei pagamenti in attesa di una nuova legge in preparazione che ha già incassato il parere favorevole in alcuni passaggi alla Camera e al Senato.

«Bisogna che la Regione intervenga con urgenza emanando una disposizione chiara di esonero, in linea con quanto già stabilito dal Ministero della Salute. Il mancato intervento della Regione non agevola il percorso di rinnovamento intrapreso da molte imprese per adeguarsi alle nuove richieste di mercato e per fronteggiare la crisi in atto».


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